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170 ANNI DEL CIRCOLO DEGLI ARTISTI DI TORINO. ARTICOLI DI DONATELLA TAVERNA E ELENA CAPPELLANO

22 giugno 2017

Sono in programma a partire dal mese di maggio 2017 le celebrazioni per i centosettant’anni del Circolo degli Artisti di Torino. Questa istituzione, nata nell’ambito di un salotto culturale presso il palazzo del conte Luigi Rocca, e concepita come rigorosamente maschile, ha conosciuto momenti di grande importanza e splendore per la vita artistica e politica della città, attraversando con essa tutte le fasi del Risorgimento: la fondazione è infatti del 1847, non a caso alle soglie dei grandi eventi del 1848, e poi di Novara, e poi delle grandi idealità del 1860. Non a caso in tutto questo periodo gli Artisti partecipano attivamente ai Carnevali della città, momenti politici fondamentali di confronto tra il sovrano e la sua gente, e di comunicazione e propaganda delle nuove idealità di unità e di patria. Ancora una volta non è un caso se la prima idea di mostre di pittura sociali annuali si sviluppa solo nel 1863, in un momento molto delicato politicamente, preludendo allo spostamento della capitale e alle sommosse già vivaci nell’anno successivo.
Da quel momento fino al 1900, il programma è lo stesso della classe politica piemontese, affermare cioè Torino, esautorata del proprio ruolo di sede del governo, come capitale della cultura. Non a caso nasce all’interno del Circolo l’idea di una duplicazione del Politecnico, separando architettura da ingegneria, non a caso sempre nelle sale di via Bogino si affida a Leonardo Bistolfi il progetto per la Prima Esposizione Internazionale di Arte Decorativa, che introduce a Torino prima che nel resto d’Italia l’art nouveau, e che si compirà solo nel 1902 a causa del regicidio di Monza.
In seguito il ruolo politico del Circolo andrà scemando proprio in riferimento all’evoluzione storica del Paese. Rimarrà vitale il ruolo artistico, tanto che poco prima della propria morte, il pittore Guido Bertello progettava un libro che narrasse la storia degli ultimo cinquant’anni del Circolo dal punto di vista delle “scarpe”, cioè delle identità delle persone che ne salivano e ne scendevano lo scalone monumentale.
Oggi il Circolo degli Artisti si propone come vitale e disponibile ad affrontare la vita culturale torinese con rinnovata energia. Nella lodevolissima intenzione, lascia tuttavia perplessi il carattere rigorosamente maschile delle celebrazioni, come pure una certa insistenza su di un ruolo mondano e di società-bene che il Circolo avrebbe sempre avuto, anche in modo goliardico e lievemente frivolo (il simbolo del Gran Bogo, di cui peraltro si tace la funzione politica).
Oggi sarebbe il momento di ben altre lotte ideali, in difesa di una cultura di contenuti spirituali e morali oltre che artistici, identitari, e capaci di ricolmare nuovamente cuori e coscienze, sottraendoli al deserto della superficialità e della mancanza di valori e perfino di idee.
Ci auguriamo e auguriamo al Circolo degli Artisti che se ne renda capace, magari – variando la tradizione – con uno sguardo significativo ad una ipotesi di “quote rosa”.

Donatella Taverna

RICORDI DEL CIRCOLO DEGLI ARTISTI

Dopo che era andato in pensione, abbandonando la Direzione Generale dell’Istituto Bancario San Paolo, mio padre aveva preso a frequentare più assiduamente il Circolo degli Artisti, a cui da tanti anni era iscritto. Io mi ricordavo solo, allora, di una meravigliosa sala da ballo durante una festa a cui ero intervenuta. Nelle altre stanze oggi i quadri appesi alle pareti ricordano ancora i fasti dei giorni dell’Ottocento.
Mio padre si recava al Circolo in molti pomeriggi della settimana: giocava a boccette con gli amici che ritrovava lì tutti i giorni, e spesso si fermava per la cena al ristorante che giudicava ottimo, soprattutto il venerdì.
Anni dopo, quando ormai mio padre non c’era più, fu deciso di chiudere il Circolo: il fatto diede luogo a proteste accesissime da parte di tutti i vecchi Soci, che si diedero da fare, offrendo anche contributi economici, per mantenerlo lì. Ma ogni sforzo fu inutile.
Nel Palazzo Graneri de la Roche rinnovato venne mantenuta una sede molto più piccola. La sede originaria divenne quel Circolo dei Lettori, indubbiamente meritevole, che è ormai un’istituzione interessante, benemerita e frequentatissima.

Elena Cappellano

 
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