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I SETTE GOVERNATORI DELL'ARTE. ARTICOLO DI SECONDO FURNO MARCHESE

25 marzo 2017

A margine della mostra di Palazzo Reale sulle collezioni sabaude a Torino.

In occasione della mostra sulle collezioni del duca di Savoia Carlo Emanuele I di Savoia Le meraviglie del mondo mi sembra utile rievocare un testo scritto nel lontano 1959 da Robert Klein, filosofo e studioso d’arte, morto tragicamente a Firenze nel 1967 (i suoi saggi sono stati pubblicati a cura A. Chastel presso Gallimard, e in Italia da Einaudi sotto il titolo La forme et l'intelligible): I sette governatori dell’arte secondo Lomazzo.
Diciamo subito che Giovanni Paolo Lomazzo (Milano, 1538-1592) era in contatto con Carlo Emanuele di Savoia: egli ricorse al duca sabaudo, quando fu accusato presso l’Inquisizione di avere delle pitture “ridiculose”, vietate dal Concilio di Trento (probabilmente pitture “arcimboldesche” giacché Arcimboldo era stato suo corrispondente e amico). Sembra anche che in qualche maniera egli fosse coinvollto nell’educazione di Vittorio Amedeo. Inoltre Ambrogio Figino, sovraintendente delle collezioni di Carlo Emanuele dopo lo Zuccari, era stato il suo più noto allievo. Divenuto cieco, Lomazzo dovette abbandonare la pittura, dedicandosi alla trattatistica: L’Idea del Tempio della pittura (1590) a cui è dedicato il saggio di Klein, è l’ultima versione di precedenti trattati.
Perché questo testo è interessante? Perché il Tempio della Pittura è ideato come una Wunderkammer, di cui il primo esempio era stata la Galleria Medici a Firenze e la più celebre all’epoca quella Rodolfo II a Praga, dove aveva operato Arcimboldo con una funzione di grande rilievo. Quella di Carlo Emanuele non differiva come impostazione da quelle dei duchi di Baviera o dei Gonzaga a Mantova.
Le direttrici di questa impostazione stava nell’Ars Memoriae già conosciuta nell’antichità (la sua invenzione viene attribuita al poeta Simonide di Ceo, poi ripresa nel Medioevo da Raimondo Lullo, dall’Ordine dei domenicani, e nel Rinascimento da Giulio Camillo Delminio con il suo Teatro della Memoria e poi da Giordano Bruno (già domenicano) in maniera molto più complessa nel De Umbris Idearumun e altri scritti.
La mnemotecnica consisteva nell’usare luoghi e immagini per esercitare la memoria, una tecnica tuttora usata da molti studenti. In realtà allora era considerata una vera arte occulta, anzi la principale delle arti magiche perché permetteva di rispecchiare in uno spazio ristretto l’intero Universo (un Universo che va pensato, per avere un riferimento a tutti noto, con riferimento a quello dantesco).
Essa costituiva il punto culminante di una tradizione che aveva avuto origine con Pitagora ed era poi passata attraverso varie riformulazioni, neopitagoriche, platoniche e neoplatoniche, stoiche e neostoiche, e bisogna ricordare come queste discipline avessero avuto nel tardo Rinascimento un grande rilancio. Chi percorreva una Wunderkammer incontrava arti (e le arti poi considerate “minori“ come l‘oroficeria o il vasellame non erano meno importanti delle pitture e sculture), animali (impagliati) di ogni continente, mappe e mappamondi più o meno attendibili, artefatti che potevano andare dai primi cannocchiali alle molte macchine per il moto perpetuo che venivano escogitate in quel periodo.
Per concludere sinteticamente torniamo all‘Idea del Tempio di Lomazzo. I sette governatori sono Mantegna, poi Leonardo, Raffaello e Michelangelo, già allora considerati i massimi del pieno Rinascimento, Tiziano, e poi due pittori lombardi, Polidoro da Caravaggio e Gaudenzio Ferrari (nato a Valduggia, nel Vercellese e quindi oggi da considerare piemontese).
Dò un‘idea dell‘organizzazione del Tempio prendendo per esempio Michelangelo: a ogni “governatore“ corrispondono un pianeta, un metallo, un animale, un saggio, un poeta, un artista dell‘antichità, una parte dell‘arte e gli artisti affratellati.
Superfluo ritornare sui collegamenti con le arti occulte, come l‘astrologta e l‘alchimia. Anche nelle collezioni del duca Carlo Emanuele non mancavano opere antiche, originali o in copia. Quanto agli artisti “affratellati“ a Michelangelo il più noto oggi,  suo malgrado, è Daniele da Volterra, perché ebbe dallo stesso Michelangelo di cui era allievo il compito di coprire le nudità della Cappella Sistina, che papa Paolo IV minacciava di far imbiancare, per cui fu detto il “Braghettone“.
Ma il più famoso all‘epoca era Pellegrino Tibaldi, che aveva avuto da Filippo II l‘incarico di affrescare l‘Escorial a Madrid, un‘opera paragonata a quelle di Michelangelo a San Pietro.
Gli apparentamenti di Lomazzo sono discustibili, molto più importante la sua integrazione in quello che lo storico di Oxford Robert Evans nel suo Rudolf II (1973) chiama (penultimo capitolo) “Il manierismo (di Praga) e l‘Universo magico“.

Furno Secondo Marchese 

Le meraviglie del mondo. Le collezioni di Carlo Emanuele I di Savoia. Torino, Musei Reali - Galleria Sabauda e Biblioteca Reale, mostra aperta fino al 2 aprile 2017, con orario: dal martedì alla domenica 9.00-19.00 (biglietteria presso Palazzo Reale 9.00-18.00) lunedì chiuso. Info: 011-5220421

http://wikipedia.org/wiki/Giovanni_Paolo_Lomazzo

 
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