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RITRATTI DI DONNE, MADRI E MUSE ISPIRATRICI. MOSTRA AL SAN GIUSEPPE FINO ALL'8 MARZO.

27 gennaio 2017

Originale, ricca, accattivante: si può definire così la nuova mostra aperta dal 26 gennaio presso le sale d’arte del Collegio San Giuseppe sul: Femminile plurale. Il tema del femminino in 60 artisti piemontesi del Novecento, curata da Donatella Taverna, Alfredo Centra e Francesco De Caria. La manifestazione gode del patrocinio di: Città di Torino, Biblioteche civiche torinesi, ISAA, Raccolte De Caria Taverna, Associazione Immagine per il Piemonte, Museo Franchetti. Rimane aperta sino al 25 febbraio, con orario: lunedì-venerdì 10,30-12 e 16-18,30; sabato 10,30-12. Un quaderno-catalogo correda la mostra: la pubblicazione è stata resa possibile grazie alla dott.ssa Loredana Annaloro.

Il concetto del femminile - anche come principio dell’Universo, anche come elemento della vita - percorre tutte le culture dall’Occidente all’Estremo Oriente, dall’estremo nord alle culture africane, del Sud America, dell’Asia meridionale. Ed è naturale: è la donna che partorisce e nutre, è la donna che sa i tempi della generazione. Nell’amore è la donna la più consapevole, anche nei momenti più alti e tragici, come nella quotidianità: si pensi ad Eva o al mito di Lilith, alle protagoniste dei poemi e della tragedia e della commedia dalla Grecia in poi. E poi alla lirica d’amore, dall’antichità alla lirica provenzale, sino alla contemporaneità.

La mostra si articola su più generi e su più soggetti, dal Ritratto al Nudo accademico alle fate nelle tradizioni locali, alla sfera affettiva dalla madre alla musa che ispira - nella realtà o nella visione artistica - pittori, scultori o poeti, all’Ideale della Patria, della Libertà, o del Genio. E c’è l’immagine di Maria, naturalmente, per la dimensione religiosa e devozionale, ma anche come madre che accoglie nelle sue braccia, sulle sue ginocchia il figlio torturato e ucciso.

In quanto tale la donna - non dimentichiamo l’etimo da domina - è avvertita come padrona e signora dell’esistenza, nella poesia che giunge ai nostri giorni.

Anche questo può determinare momenti di riflessione sulle deformazioni psicologiche e culturali che causano la violenza sulla donna di cui oggi troppo spesso la cronaca deve parlare. Violenza non solo palese e criminale: di sottile violenza sulle spose, sulle figlie, sulle sorelle sono pervasi il Verismo e i racconti che ancora la generazione dei nostri nonni ci ha narrato. Talora erano “violenze di lusso”: si pensi a opere come la ibseniana Casa di bambola, ma in genere alla letteratura tardo romantica e scapigliata.

La cultura materialistica ed edonistica ha in qualche modo deformato e sfregiato la figura femminile: esemplare è l’opera di Sandro Cherchi, la cui base è la forma classica progressivamente deformata, per giungere all’immagine che richiama le matres delle civiltà agricolo pastorali preistoriche. Lo stesso artista rinvia alla Signora che dipana il destino dell’individuo. C’è anche il “femminile” anche nella concezione legata al sufismo, come nella ceramica di Elvio Arancio.

Sono esposte opere di Evangelina Alciati, Lorenzo Alessandri, Adriano Alloati, Elvio Arancio, Guido Bertello, Alda Besso, Anacleto Boccalatte, Stefano Borelli,  Mario Caffaro Rore, Michelangelo Cambursano,  Nello Cambursano, Rosanna Campra, Lucia Caprioglio, Luciana Caravella, Eugenio Carmi, Sandro Cherchi, Enrico Colombotto Rosso, Margherita Costantino, Isidoro Cottino, Giuseppe Danieli, Xavier de Maistre, Cristoforo De Amicis, Monica Dessì, Fernando Eandi, Nick Edel, Eugenio Gabanino, Mario Gamero, Massimo Ghiotti, Golia,  Mario Gomboli, Mario Gramaglia, Giovanni Grande, Anna Jarre,  Lia Laterza, Giovanni Macciotta, Laura Maestri, Pino Mantovani, Marazia, Ottavio Mazzonis, Elena Monaco, Gigi Morbelli, Mary Morgillo, Vito Oliva, Anna Maria Palumbo, Carla Parsani Motti, Franco Pieri, Mina Pittore, Luisa Porporato, M. Teresa Prolo, Emma Pugliese, Augusto Reduzzi, Adriano Sicbaldi, Giacomo Soffiantino, Giovanni Taverna, Michele Tomalino Serra, Almerico Tomaselli, Felice Tosalli, Tatiana Veremejenko, Elisabetta Viarengo Miniotti, Daniele Zenari, Antonio Zucconi, sul tema  dell’immagine non solo e non tanto della donna, quanto dell’idea di femminile nella sua complessità, quale si riflette nella cultura artistica del ‘900 in Piemonte.

Siamo grati agli artisti che hanno accolto il nostro invito, consentendo anche questa 22^ (5^ della seconda serie) mostra, organizzata dal Collegio San Giuseppe, ormai polo artistico e culturale della città.

Francesco De Caria

Femminile plurale. Il tema del femminino in 60 artisti piemontesi del Novecento al Collegio San Giuseppe di Torino sino all'8 marzo 2017 con orario d’apertura: lunedì-venerdì 10,30-12 e 16-18,30; sabato 10,30-12.      

 
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