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DAL DRAGO PIRILLO AL NOBILE CON MUSA. MOSTRA AL SAN GIUSEPPE

17 ottobre 2016

Presso le sale del Collegio San Giuseppe di via San Francesco da Paola in Torino è aperta sino al 5 novembre la mostra Pittori e illustratori per l’infanzia e per la gioventù a Torino fra 1^ e 2^ Novecento curata da Francesco De Caria, Alfredo Centra e Donatella Taverna. Con il patrocinio dell'Associazione Immagine per il Piemonte.
Sono esposti immagini a stampa, volumi, bozzetti e disegni per illustrazioni di Guido Bertello, Fernando Eandi, Golia, Lele Luzzati, Ottavio Mazzonis, Attilio Mussino, Carlo Nicco, Adriano Sicbaldi, Almerico Tomaselli, Giacomo Soffiantino, Luigi Togliatto Amateis e materiali che possano illustrare sinteticamente percorsi compiuti dall’Illustrazione nel Novecento, in particolare in relazione alle favole, ai racconti e ai romanzi rivolti al mondo dell’infanzia e della prima giovinezza, quindi con pregnante valore formativo e – di riflesso oggi – documentale.
Ci è parso interessante l’intreccio fra arte e letteratura in particolare infantile o per la prima giovinezza, dall’innegabile valore estetico, ma anche pedagogico e formativo: nel percorrere cronologicamente le immagini esposte si potrà cogliere fra l’altro la “rivoluzione copernicana” dei rapporti fra educatori e educandi, laddove il bambino e il giovane sono divenuti dall’ultimo quarto del Novecento protagonisti, anche prestando al mondo dell’educazione tratti dei propri linguaggi: esempio evidente è l’opera di Lele Luzzati, di cui sono esempi a conclusione dell’itinerario fra i vari autori.
Si può ripercorrere, nell’itinerario proposto – perlopiù, quando possibile, guidato personalmente dai curatori, in particolare nel caso di visita di classi scolastiche, dall’asilo al liceo.
Si potrà constatare il profondo mutare dei valori in relazione ad un’epoca dalle lunghe radici agli inizi della quale non si era ancora pienamente affermata nella pedagogia e nell’esistenza comune la centralità del bambino e del giovane, la cui potenzialità era considerata da plasmare ai fini dell’inserimento in una ordinata realtà sociale e produttiva, con solide norme morali a ciò funzionali: nella realtà storica molti dei giovani lettori delle opere più antiche considerate, di fine Ottocento, hanno a suo tempo rischiato o perduto la vita nelle guerre o sul lavoro, con la convinzione che ciò che avviene è ineluttabile e “fa parte del gioco”, anzi dà un senso all’individuo, come si è affermato sin dall’antichità greca.
Si potrà leggere – come in Il piccolo vetraio di Carlo Nicco - di bambini sulla soglia della giovinezza caricati della responsabilità di cercar lavoro, migrando lontano in mano a mediatori e imprenditori senza scrupoli, per mantenersi e mantenere la famiglia d’origine: triste retaggio giunto ai nostri giorni, per altre aree. O di bambini-soldato, cresciuti nella dedizione assoluta alla Patria.  Del resto anche Cuore è pieno di situazioni drammatiche che coinvolgono bambini e ragazzini cui è imposto di diventar adulti anzitempo: e proprio sul romanzo deamicisiano si apre la mostra, prendendo spunto dalle illustrazioni eseguite da Guido Bertello – autore dell’illustrazione di molte centinaia di volumi, che la famiglia ha donato alla Biblioteca Nazionale -  che, lo si sottolinea in mostra, si autoritrae nella figura di S. Francesco, condividendo il desiderio di uscire dai meccanismi di una società che asservisce l’uomo. Del resto Bertello aveva vissuto in prima persona un’infanzia nella quale i genitori erano impegnati nel lavoro ed egli abitava gli stanzoni dell’alloggio di una vecchia zia: anche il passare sferragliante del tram sotto casa in via Vanchiglia costituiva un motivo di inquietudine per il piccolo Guido.
Ma non mancano altri spunti, come le illustrazioni di Carlo Nicco per la maquette che corredava la proiezione del film Il fauno del 1917, che narra del sogno di una fanciulla assopitasi accanto alla statua marmorea di un fauno: un meraviglioso amore con l’essere mitologico essa vive in quel sogno che si spezza quando un cacciatore lo uccide. Al risveglio, tuttavia, ella vede lacrime che sgorgano dagli occhi della statua. E non è certo assente dalla mostra la pungente ironia antifemminista di Eugenio Colmo “Golia”, che – oltre a colpire le madame fissate sulla moda, sui cappelli esageratamente grandi, talora utili a nascondere qualche tradimento sentimentale -  esprime un sottile “antifemminismo” nella storia del Drago Pirillo, che in italiano suonerebbe “drago fuocherello”, che libera sì una fanciulla dall’asservimento ad un gigante, ma è ridotto da lei a fornello, a fonte di vapore per la sauna ed altre banalità ben lontane dall’immagine terribile del drago.  E poi – altra scoperta per molti fra il pubblico – le illustrazioni di Adriano Sicbaldi per Chiantore.
Con Tomaselli protagonista è l’infanzia violata non dallo sfruttamento o dalla miseria come in “Cuore” e ne “Il piccolo vetraio”, ma da una cultura che “omogeneizza” i bambini (le sue bambine sono ridotte a bambole tutte uguali, dallo sguardo fisso e inespressivo, quando non sono fatte a pezzi): la casetta rossa dalle imposte chiuse in una sorta di bosco lussureggiante, scuro, che chissà quali insidie nasconde, rimanda alle case delle streghe di tante favole. 
Altro grande illustratore è stato Luigi Togliatto Amateis, per molte case editrici torinesi. Come Bertello ha illustrato centinaia di libri con segno assai efficace: in mostra il bozzetto a matita grassa di un don Chisciotte dal notevole livello. Ha poi narrato storie in trompe l’oeil su tavole trattate in modo che sembrano lastre di tufo scolpite a bassorilievo. La storia esposta, in particolare, narra dell’incontro fra il nobile Ottavio Mazzonis di Pralafera, l’illustre pittore dagli ascendenti aristocratici, e la giovane – in vesti di damigella medioevale – che sarà la sua ispiratrice, la sua “musa”.
Proprio Ottavio Mazzonis pare aver accantonato per un periodo – breve – la sua nobile arte per illustrare un libro edito dalla Mursia, La repubblica dei Robinson, ambientato in parte in una scuola, in una classe particolarmente vivace che il docente, con uno speciale ascendente, riesce a far crescere, anche con la partecipazione alla vita della città. Ebbene le illustrazioni del Mazzonis, di cui in mostra sono i bozzetti originali, propongono scene inerenti la vicenda è chiaro, ma con preciso riferimento a tipi e pose della pittura “classica”, d’accademia. Non si dimentichi la formazione del Mazzonis come frescante allievo e aiuto dell’Arduino.
L’ultima “stazione” della visita alla mostra è dedicata all’illustratore, scenografo, pittore  genovese – ma ha lavorato anche a Torino, anche alla decorazione ceramica, in gioventù – è dedicata a Lele Luzzati, mancato poco tempo fa, cui la Città di Genova ha dedicato un museo / atélier di formazione. In lui è evidente la rivoluzione copernicana che si è avuta nel campo dell’educazione e dei rapporti fra adulti educatori e infanzia: mentre nella prima fase della mostra che riporta esempi di illustrazione di opere otto e primo novecentesche è il bambino che si deve formare adattandosi al modello adulto, nel nostro tempo è l’educatore che deve adattarsi al linguaggio dei discenti, come il Luzzati non ha più a modello l’Accademia, ma il linguaggio figurativo dei bambini.
Dal punto di vista formale è dunque evidente il passaggio da un’illustrazione impregnata dal fare dell’Accademia e del teatro classico ad una in apparenza più “spontanea” e influenzata dall’espressione figurativa e dall’immaginario dell’infanzia, con riferimenti alla profonda riconsiderazione pedagogica e psicologica dell’età infantile, attuata soprattutto dalla seconda metà del XX secolo.

Francesco De Caria

La mostra Pittori e illustratori per l’infanzia e per la gioventù a Torino fra 1^ e 2^ Novecento è aperta fino al 5 novembre, con il seguente orario: lun.-ven. 10,30-12 e 16-18,30; sab.10,30-12; dom. chiuso. La mostra è corredata da un quaderno catalogo.

 

 

 
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