Cronaca e Cultura

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ODISSEA DI UN DIPLOMATICO... CHE DIRANNO I MIEI FIGLI. VOLUME DI STORIA DI CLAUDIO E UGO G. DE MOHR

07 novembre 2017

Quella dell'8 settembre 1943 è stata, per il popolo italiano, un’immane tragedia, che ha segnato in modo difforme, ma sempre drammatico, il destino di centinaia di migliaia di connazionali di ogni età. Quel dramma venne vissuto, in particolare, dai diplomatici dell’epoca in servizio all’estero, specie se in Sedi particolarmente “calde”, chiamati a reagire agli eventi in funzione, non tanto o soltanto delle rispettive convinzioni, ma soprattutto del particolare, specifico contesto geopolitico ed ambientale in cui si trovarono ad operare. In quel tragico settembre del ‘43, insomma, il diverso grado d’informazione e il particolare contesto geopolitico e umano in cui quei diplomatici si muovevano e interagivano con il mondo circostante potevano indurli a reagire a fatti e situazioni identiche in modo diametralmente opposto pur ispirandosi, in perfetta buona fede, ai medesimi ideali politici od etici, fatte salve le non poche eccezioni di quanti adeguarono la loro condotta a mere considerazioni di convenienza, ancorché paludate di fedeltà a superiori principi o interessi nazionali.
Ha visto la luce da ultimo, per i tipi di Gangemi Editore, il volume di Claudio e Ugo G. de Mohr, Odissea di un diplomatico… che diranno i miei figli, alla cui preparazione si è consacrato per alcuni anni dopo l'andata a riposo, al termine del suo ultimo incarico di Ambasciatore d'Italia in Finlandia, Ugo Gabriele de Mohr, che nel rispetto dell'auspicio paterno ne ha recuperato e riorganizzato l'inedito memoriale, redatto sessanta anni orsono, sull’odissea vissuta in qualità di Addetto Stampa della Legazione RSI a Sofia, sequestrato dall'Armata Rossa nel settembre del 1944 assieme ai colleghi delle Legazioni dell’Asse in Romania e Bulgaria, tutti gettati, in dispregio dei più elementari principi del Diritto Internazionale e umanitario, nelle galere di Stalin e Berija, che avrebbero lasciato solo dopo sei anni di sepoltura umana, grazie alla tenacia dell'impegno negoziale di un grande servitore dello Stato, quale fu l'Ambasciatore Manlio Brosio.
Il ponderoso volume vanta un'ampia prefazione di Francesco Perfetti, che nel sintetizzare significativamente il senso delle riflessioni che integrano e inquadrano le pagine memorialistiche del de Mohr padre, e che condivisibili o meno sono dettate da indiscutibile amore per il proprio Paese e dal desiderio di riaffermazione della verità storica, si propongono di lanciare un messaggio di speranza: agli adulti perché possano ricordare il passato senza prevenzioni né odi diparte, e ai giovani perché, conoscendo gli avvenimenti di ieri e superando le divisioni dei padri, possano guardare al futuro con spirito costruttivo(vgc)

RECENSIONE del prof. Francesco DE CARIA nella rubrica NEWS

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