Cronaca e Cultura

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MILANO HA UN NUOVO ARCIVESCOVO: MONS. DELPINI. ARTICOLO DI GIANNI BOCHICCHIO

25 settembre 2017

“UNA CHIESA CHE ACCOGLIE E NON RESPINGE”

24 settembre - La giornata più importante per Mario Delpini, Arcivescovo Metropolita di Milano, è iniziata nel pomeriggio nella basilica di Sant’Eustorgio con la benedizione di 200 catecumeni e la festa piena di palloncini colorati con i ragazzi dell’oratorio, proseguita poi presso il Duomo, dove ad attenderlo vi era il suo predecessore, Cardinale Angelo Scola, cardinali, vescovi, canonici, sacerdoti e diaconi della Diocesi ambrosiana, insieme ai 6mila di fedeli accorsi da città e paesi della Lombardia e fuori.

Milano, città della moda, del designer, oggi è stata invece la città della festa per il solenne ingresso dell’arcivescovo Delpini, uomo che si contrappone per il suo stile di vita al mondo apparente e vistoso, persona semplice ma di grande spessore intellettuale e spirituale.

Il Duomo gremito di fedeli ha assistito ad una cerimonia religiosa sobria – con i solenni e secolari passaggi del cerimoniale ambrosiano -, l’altar maggiore addobbato con calle bianche segno di purezza, e i partecipanti erano composti, eleganti ed attenti.

Tra i fedeli vi erano le autorità della Regione Lombardia, il presidente Maroni e il sindaco della città di Milano, Sala e altri del mondo economico milanese, inoltre la partecipazione dei Cavalieri dell’Ordine di Malta e dei Cavalieri e delle Dame dell’Ordine del Santo Sepolcro, insieme al mondo del terzo settore e del no-profit della Regione.

L’arcivescovo nell’omelia ha salutato come “fratelli e “sorelle”, parola tremante nella notte/foglia appena nata/nell’aria spasimante/involontaria rivolta/ dell’uomo presente alla sua fragilità/ fratelli/ riportando i versi del poeta Giuseppe Ungaretti, cristiani, cattolici, ebrei, musulmani, credenti di altre religioni, gli agnostici, atei e le autorità.

Un discorso forte ma di impatto, impregnato di concetti: aiuto, accoglienza e perdono.

L’omelia ha rappresentato un momento di riflessione, in primis con se stesso, come uomo e come arcivescovo, ponendosi l’obiettivo di creare un patto tra la Chiesa Ambrosiana e i suoi fedeli, accorsi numerosi al suo invito, quindi una chiesa che accoglie e non respinge.

Si è rivolto al popolo d’Israele, chiedendo perdono per non aver condiviso la loro sofferenza passata, agli islamici e ai popoli di altre religioni, per un cammino di pace univoco.

Si è fatto portavoce indirizzandosi alle Autorità civili e militari presenti che operano nelle varie Istituzioni, di creare un’alleanza per servire la gente, soprattutto i più deboli (anziani, indigenti), ma sottolineando le proprie differenze nei ruoli e nelle competenze, anche nei punti di vista che non possono essere identici, ma accomuna lo spirito di servizio e la condivisione della passione civica di una città laboriosa e aperta.

Infine dall’excursus sulla sua vita sacerdotale e sugli insegnamenti che gli sono stati trasmessi dal Cardinale Carlo Maria Martini al Cardinale Angelo Scola, vicini a lui, si può pensare che l’arcivescovo Delpini voglia proseguire il cammino di chi lo ha preceduto.

Il nuovo vescovo di Milano ha sottolineato il concetto di non aver paura, parole che hanno ricordato Papa Giovanni Paolo II, di abbracciare i confini e ospitare le differenze, poiché oggi le nostre società sono meticciate.

Quindi non più una pastorale improntata sulla conservazione, ma una pastorale che abbia il coraggio di aprirsi e di andare incontro al nuovo perché Dio ama ciascuno di noi e ci fa camminare insieme in un percorso di fede e di fiducia in Lui.

Gianni Bochicchio

http://www.chiesadimilano.it

 
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