Cronaca e Cultura

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I SAVOIA SUL MARE. STORIA DEI DUCHI DI GENOVA (1831-1996). ARTICOLO DI G. CHIASEROTTI

27 gennaio 2017

(Roma – gennaio 2017) L’ispirazione per questo articolo mi è venuta dalla  pubblicazione, in questi giorni, di un quadro sul sito The mad monarchist, che ritrae Tommaso di Savoia-Genova con i suoi sei figli.

La linea di Genova, pur essendo all’ombra del trono, fu molto ma molto importante, e i suoi membri tutti degni di una doverosa menzione, nonché ricordo. Il titolo di Duca di Genova venne attribuito, per la prima volta, nel 1815, al principe Carlo Felice di Savoia (1765-1831), futuro Re di Sardegna e ultimo rappresentante della linea principale del Casato. 

Però la linea dei Savoia, Duchi di Genova, fu effettivamente inaugurata da Ferdinando Maria Alberto di Savoia, secondogenito di re Carlo Alberto (1798-1849) e di Maria Teresa d’Absburgo-Lorena (1801-1855), creato, nel 1831, appunto Duca di Genova.

Ciò avvenne appena Carlo Alberto ascese al trono in modo da far sentire maggiormente legati i genovesi alla Dinastia Sabauda, che era entrata in possesso della città ligure solo da pochi anni.

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Ferdinando Maria Alberto (nato il 15 novembre 1822), quale comandante di Artiglieria (1846), nel corso della Prima Guerra d’Indipendenza, combatté a Pastrengo e Santa Lucia; diresse l’assedio di Peschiera del Garda (18/30 maggio 1848), e quindi si distinse a Villafranca, Sommacampagna e Novara.

Il Duca di Genova rifiutò la corona di Sicilia, offertagli dai sollevati isolani e quindi dal loro parlamento.

Durante la spedizione di Crimea del 1853, Ferdinando venne nominato al comando dell’esercito ma la sua salute in declino non gli permise di accettare l’incarico. Le sue condizioni peggiorarono e morì a Torino il 10 febbraio 1855.

A lui è dedicata una delle due statue ottocentesche poste sulla facciata del Palazzo di Città a Torino e il ponte di corso Giulio Cesare che attraversa il fiume Stura di Lanzo.

Fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Torino gli aveva dedicato un corso nel quartiere Crocetta, l’attuale corso Stati Uniti.

Palermo è intitolata a lui una via con il nome che avrebbe dovuto prendere come re di Sicilia, Alberto Amedeo.

Ferdinando sposò in Dresda il 22 aprile 1850 Elisabetta (1830-1912), figlia di Giovanni di Sassonia (1801-1873). Dal loro matrimonio sono nati Margherita (1851-1926), la prima Regina d’Italia, e Tommaso, secondo Duca di Genova.
Quest’ultimo fu un ammiraglio italiano. Tommaso nacque nel Palazzo Chiablese di Torino il 6 febbraio 1854.

Orfano di padre a solo un anno e succedutogli nel titolo di Duca di Genova, Tommaso venne posto sotto la tutela dello zio Vittorio Emanuele II (1820-1878), che ne seguì l’educazione mandandolo alla Harrow School di Londra.

Il Duca di Genova, dal 31 marzo 1879 al 20 settembre 1881, fece il giro del mondo al comando della corvetta ”Vittor Pisani“, nave da guerra italiana alla sua terza campagna oceanica nei mari della Cina e del Giappone.

Salpò con il grado di capitano di fregata, quindi fu promosso capitano di vascello nel corso della traversata, di cui il Nostro stese un’interessante e dettagliata relazione, pubblicata nel 1881.

Tommaso quindi (1901) divenne ammiraglio e quindi comandò la squadra che visitò la città di Tolone.

Ciò fu al fine di confermare il riavvicinamento dell’Italia alla Francia e la mancanza (nella Triplice Alleanza) di qualunque carattere ostile nei confronti della stessa.

Nel maggio 1915, all’entrata dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, Vittorio Emanuele III (1869-1947) decise si trasferirsi da Roma al fronte, affidando parte delle sue funzioni regali a Tommaso,  nominandolo Luogotenente Generale del Re.

La carica, però, fu quasi esclusivamente onorifica e non comportò un effettivo esercizio del potere. Tuttavia, in quel periodo, i regi decreti furono chiamati decreti luogotenenziali e portavano, anziché la sottoscrizione del re, quella del principe Tommaso.

Il luogotenente fu anche chiamato ad affrontare direttamente l’emergenza causata nell’Italia centrale dal terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915.

Nel 1870 al Duca di Genova fu offerta la Corona Spagnola. Ma, non essendo maggiorenne, la decisione spettò alla madre Elisabetta, la quale rifiutò sia appunto per la giovane età, sia anche per l’incertezza dell’avventura.

Tale Corona la prese un altro membro della Real Casa di Savoia, il Primo Duca d’Aosta, Amedeo (1845-1890), che regnò in Spagna fino al 1873. 

Tommaso morì a Torino nel 15 aprile 1931.

Il Duca di Genova sposò (Castello di Nymphenburg 14 aprile 1883) la principessa Isabella (1863-1924), figlia di Adalberto di Baviera (1828-1875). Dal loro matrimonio sono nati sei figli, Ferdinando Alberto, Principe di Udine, Filiberto Lodovico, Duca di Pistoia, Maria Bona Margherita, Adalberto Luitpoldo, Duca di Bergamo, Maria Adelaide ed Eugenio Alfonso, Duca di Ancona.

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Ferdinando Alberto di Savoia-Genova nacque a Torino il 21 aprile 1884. Entrato (1901) all’Accademia Navale, ne uscì, nel 1904, con il grado di guardiamarina. Nello stesso anno, re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Principe di Udine.

Il suo addestramento militare si svolse a bordo degli incrociatori protetti Vespucci e Calabria, con i quali salpò da Venezia il 4 febbraio 1905 e vi riapprodò il 3 febbraio 1907 dopo aver compiuto il giro del mondo. A Ferdinando venne dato l’incarico, sui due incrociatori, di redigere il giornale ufficiale di bordo. Sul ”Calabria” visitò il Venezuela, il Brasile, l’Uruguay, l’Argentina, passò lo Stretto di Magellano, risalì il continente americano fino a San Francisco, poi affrontò l’Oceano Pacifico toccando le Hawaii, la Polinesia, l’Australia, la Nuova Zelanda, le Isole della Sonda, le Filippine, il Giappone e la Cina.

Infine Ferdinando navigò nell’Oceano Indiano toccando Somalia ed Eritrea, per poi rientrare nel Mediterraneo e tornare in quel di Venezia.

Prese parte alla guerra italo-turca nel 1912, e, come capitano, combatté durante la Prima Guerra Mondiale, comandando un cacciatorpediniere.

Venne quindi decorato con l’Ordine Militare di Savoia per aver occupato le isole Echinadi (in lingua greca “Εκινάδες”) con due Medaglie d’Argento al Valor Militare.

Nel maggio 1917 Ferdinando fu scelto per guidare la commissione di guerra italiana inviata negli Stati Uniti d’America.

La commissione, che includeva anche lo scienziato Guglielmo Marconi (1874-1937) e parecchie figure politiche italiane dell’epoca, fra cui Francesco Saverio Nitti (1868-1953), visitò gli Stati Uniti discutendo i futuri rapporti fra le nazioni al termine del conflitto.

Nel novembre 1930 il Principe di Udine rappresentò Vittorio Emanuele III all’incoronazione dell’imperatore d’Etiopia Hailé Selassié (1892-1975).

Ferdinando quindi divenne Terzo Duca di Genova alla morte di suo padre Tommaso.

Raggiunto il grado di contrammiraglio nel 1927, e di ammiraglio nel 1934, il Duca di Genova divenne comandante dell’Alto Adriatico e, in ambito sportivo, fu tra i fondatori della Federazione Italiana Motonautica, istituita a Milano nel 1923, della quale fu anche il primo presidente.

Il 28 febbraio 1938, Ferdinando sposò, a Torino, Maria Luisa Alliaga Gandolfi dei conti di Ricaldone (1899-1986), figlia di Carlo Alliaga Gandolfi di Ricaldone, conte di Borghetto, Montegrosso e Pornassio (1851-1920).

Dopo il mutamento istituzionale del 1946 il duca soggiornò brevemente in Portogallo presso Re Umberto II in esilio. Successivamente tornò in Italia e si stabilì in quel di Bordighera, in Liguria, dove condusse sempre una vita ritirata e dove morì il 24 giugno 1963.

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Filiberto Ludovico di Savoia-Genova nacque a Torino il 10 marzo 1895. Il 22 settembre 1904 Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Duca di Pistoia. Filiberto partecipò alla Prima Guerra Mondiale nel 1º Reggimento Nizza Cavalleria, e prese parte ad alcuni combattimenti a Monfalcone e sull’Isonzo. Il 4 novembre 1918, con uno squadrone del suo reggimento, il Duca di Pistoia fu tra i primi a entrare nella città di Trento.

Dopo il conflitto la sua residenza venne fissata a Bolzano allo scopo di aumentare il sentimento di unità nazionale fra la popolazione. Il 30 aprile 1928 Filiberto sposò a Torino Lydia (1905-1977), figlia di Engelberto Maria, Duca d’Arenberg (1872-1959). La coppia non ebbe figli e, successivamente, la carriera militare di Filiberto si svolse fra l’Italia e l’Etiopia.

Queste le sue promozioni: 1929colonnello; 1932-1933, comandante del 232º Reggimento di Fanteria; 1933-1934,  comandante della 11ª Brigata di Fanteria; 1934, Generale di Brigata; 1935-1937, comandante generale della 1ª divisione CC. NN. “23 marzo della M.V. S. N. (in Etiopia); 1936, Generale di Divisione; 1937-1938, comandante generale della 11ª divisione fanteria “Brennero; 1938-1939, comandante generale delle truppe alpine; 1940, Comandante Generale della 7ª Armata e, quindi, 1942, ispettore delle truppe mobili.

La divisione del Principe Sabaudo fu la prima ad issare la bandiera italiana all’Amba Aradam, operazione che gli valse una Medaglia d’Argento al Valore Militare e il cavalierato dell’Ordine Militare di Savoia.

Nel 1941, quando l’uomo politico croato Ante Pavelić (1889-1959) offrì a Casa Savoia la corona del neocostituito Stato Indipendente di Croazia, il re Vittorio Emanuele III prese in esame i principi maschi dei rami Savoia-Aosta e Savoia-Genova per scegliere chi avrebbe dovuto essere il nuovo sovrano di tale stato.

Dopo che Vittorio Emanuele III ebbe scartato il Duca d’Aosta Amedeo di Savoia (1898-1942) (in quanto si trovava prigioniero degli inglesi in Africa), il Conte di Torino, Vittorio Emanuele di Savoia-Aosta (anziano, celibe e senza figli) (1870-1946) e Ferdinando di Savoia-Genova (anziano e senza figli), Galeazzo Ciano (1903-1944) annotò nel suo diario che: «Nelle condizioni attuali non rimane che scegliere fra il Duca di Spoleto e il Duca di Pistoia. Il Re propende per il primo per ragioni di prestanza fisica (…)».

Alla fine, infatti, la corona venne affidata al Duca di Spoleto, Aimone di Savoia-Aosta (1900-1948), che ascese al trono con il nome di Tomislao II.

Dopo l’invasione della Francia nel 1940 e l’occupazione di Nizza nel 1942, il governo italiano pensò di ricostruire l’antica Contea di Nizza, sulla quale avrebbe dovuto regnare proprio Filiberto Ludovico. Il progetto, però, non ebbe alcun seguito.

A seguito del mutamento istituzionale del 1946 Filiberto e Lydia d’Arenberg si trasferirono nel Cantone del Vaud, in Losanna, in una proprietà di Lydia. Dopo pochissimi anni, però, i due si separarono. Tornato in Italia, Filiberto visse per trent’anni all’Hotel Ligure di piazza Carlo Felice a Torino insieme a suo fratello minore Adalberto, Duca di Bergamo.

Nel 1963, dopo la morte di suo fratello maggiore Ferdinando, scomparso senza eredi, Filiberto assunse il titolo di Duca di Genova.

Nel 1981, a seguito della chiusura dell’albergo nel quale risiedeva, il Duca di Genova si trasferì prima all’Hotel Concorde di via Lagrange, e poi tornò a Losanna e si stabilì nella casa lasciatagli in eredità dalla moglie Lydia, scomparsa nel 1977. Morì il 7 settembre 1990.

Ai tempi del referendum del 1946, nel diario di Falcone Lucifero (1898-1997) si trovarono alcuni riferimenti poco lusinghieri nei confronti di Filiberto e di Adalberto con riguardo al loro acume.

Filiberto di Savoia-Genova fu autore di due libri: La prima divisione Camicie Nere “23 marzo” - “Implacabile” (Milano, Bompiani, 1938) e La nostra guerra. Discorso tenuto dall’Altezza Reale Filiberto di Savoia-Genova duca di Pistoia (Torino, Montrucchio, 1940).

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Adalberto Luitpoldo di Savoia-Genova nacque Torino il 19 marzo 1898. Il 22 settembre 1904 re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Duca di Bergamo.

Adalberto di Savoia partecipò alla Prima Guerra Mondiale e combatté con il suo reparto sul Montello nell’ottobre 1917 e in Valgarina nel febbraio 1918. 

Successivamente la sua carriera militare si svolse fra l’Italia e l’Etiopia: 1927-1930, attendente alla scuola militare; 1931-1934, comandante del Reggimento “Savoia Cavalleria”; 1934, promozione a Generale di Brigata; 1934-1935, comandante della 6ª Brigata di Fanteria; 1935, promozione a vice-comandante di divisione; 1935-1936: vice-comandante generale della 24ª Divisione di Fanteria “Gran Sasso” (in Etiopia); 1936,  promozione a Generale di Divisione, comandante generale della 24ª Divisione di Fanteria “Gran Sasso” e  comandante generale della 58ª divisione di fanteria “Legnano, comandante generale del terzo corpo; 1940-1942, Comandante generale della 8ª armata; 1943, Comandante generale della 7ª armata.

Dopo l’occupazione italiana dell’Albania per Adalberto si parlò della nomina a luogotenente generale del re, in quanto aveva rappresentato Casa Savoia al matrimonio di re Zog (1895-1961) suscitando molte simpatie fra gli albanesi, ma la cosa non ebbe alcun seguito.

Guidò a Sofia la delegazione ufficiale italiana ai funerali del re Boris III di Bulgaria (nato nel 1894), deceduto, in circostanze misteriose, il 28 agosto 1943.

Il Duca di Bergamo, tuttavia, intrattenne una lunghissima relazione con una nobile piemontese, che, però, non si concluse con il matrimonio per via dell’opposizione di Umberto II (1904-1983).

Dopo il mutamento istituzionale del 1946 visse, come di già detto, per trent’anni, insieme a suo fratello maggiore Filiberto, allo Hotel Ligure di Piazza Carlo Felice in Torino.

Nel 1977, dopo che alcuni malviventi avevano assaltato l’albergo e trafugato il contenuto di alcune cassette di sicurezza, fra le quali la sua, il solo Adalberto si trasferì in una villetta pre collinare di amici, dove morì il 16 dicembre 1982.

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Eugenio Alfonso nacque a Torino il 13 marzo 1906. Il 31 maggio 1906 re Vittorio Emanuele III gli conferì il titolo di Duca di Ancona. Arruolatosi nella Regia Marina nel 1927, il Duca di Ancona partecipò alla guerra di Etiopia con il Battaglione San Marco e, dopo il conflitto, venne nominato commissario governativo del Seraè nell’Africa Orientale Italiana.

Il 29 ottobre 1938 sposò, a Nymphenburg, in Germania, Lucia (1908-2003), figlia di Ferdinando Pio di Borbone-Due Sicilie, Duca di Calabria (1869-1960). Eugenio e Lucia ebbero una sola figlia, Maria Isabella di Savoia-Genova (n. 1943- ),  sposata, nel 1971 con l’armatore Alberto Frioli (1943- ). Il matrimonio fu autorizzato da Umberto II, che conferì a Guido Aldo Frioli, padre di Alberto, il titolo di conte di Rezzano.

A seguito del mutamento istituzionale del 1946 Eugenio di Savoia-Genova si trasferì in Brasile, dove aprì un’industria agraria. Nel 1990, alla morte del fratello maggiore Filiberto, scomparso senza eredi, assunse il titolo di Duca di Genova. Eugenio morì a San Paolo del Brasile il 12 agosto 1996.

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Pur vivendo in anni così importanti per la storia dell’Italia, i componenti della linea Savoia-Genova si tennero sempre lontani dalla politica e dalla Corte, dediti solo alle loro passioni e conducendo delle vite abbastanza anonime e riservate.

Nel corso del lungo esilio di re Umberto II però non vennero mai meno ai loro doveri di Principi della Casa Reale e spesso rappresentarono il Re nel corso di manifestazioni monarchiche e patriottiche celebratesi in questo periodo. Ferdinando Alberto, Filiberto Ludovico, ma soprattutto Adalberto Luitpoldo sistematicamente intervennero ad alcune sedute della Consulta dei Senatori del Regno, come quella del 4 marzo 1961 in Torino per il Centenario del Regno d’Italia. Adalberto rappresentò il Re anche il 26 ottobre 1960 per la rievocazione dell’incontro di Teano, e, nel 1963, in Vienna per i trecento anni della nascita del Principe Eugenio di Savoia (1663-1736).

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Maria Bona Margherita di Savoia-Genova nacque nel castello ducale di Agliè il giorno 1 agosto 1896. Presso il castello di Agliè, il giorno 8 gennaio 1921, Maria Bona sposò Corrado (1883-1969), figlio di Leopoldo di Baviera (1846-1930). La cerimonia religiosa venne celebrata dal cardinale Agostino Richelmy (1850-1823), arcivescovo di Torino, e vide la partecipazione, fra gli altri, del re Vittorio Emanuele III, del principe ereditario Umberto e dei principi dei rami Genova e Aosta.

Il matrimonio è noto per essere stato il primo fra due casate storicamente nemiche dalla fine della Prima Guerra Mondiale e per aver riunito membri delle Case Savoia, Wittelsbach ed Absburgo. Dalla loro unione nacquero: Amalia di Baviera (1921-1985), sposata con Umberto Poletti ed Eugenio di Baviera (1925-1997), sposato con la contessa Helena von Khevenhüller-Metsch.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il principe Corrado fu arrestato dai militari francesi, portato a Lindau e internato all’hotel Bayerischer-Hof insieme a Guglielmo di Prussia (1882-1951), principe ereditario dell’Impero tedesco, ed ad un diplomatico nazista.

La Principessa Maria Bona, che durante la guerra aveva prestato servizio come infermiera, rimase in Savoia, dato che le era stato proibito entrare in Germania. La famiglia si riunì solo dopo il 1947. Maria Bona, che durante la sua vita fu anche un eccellente scultrice, morì il 2 febbraio 1971 a Roma. La sua tomba, insieme a quella del marito Corrado, si trova nel cimitero della chiesa di Andechs, in Germania.

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Maria Adelaide di Savoia-Genova nacque in Torino il 25 aprile 1904. Visse i primi anni della sua vita nel Palazzo Chiablese di Torino, dove compì gli studi adeguati al suo rango, distinguendosi – nella fanciullezza – per la sua straordinaria vivacità che si modificò, negli anni, con il suo straordinario controllo di sé, in una soave dolcezza di tratto.

Perse la mamma a vent’anni e il padre a 27 e fu la regina Elena ad avere cura di lei, e ciò con affetto materno, di cui Maria Adelaide fu sempre immensamente grata.

Il 15 luglio 1935, la principessa sposò don Leone Massimo, Principe di Arsoli e Duca di Anticoli Corrado (1896-1978), da quale ebbe sei figli: Isabella (1936- ), Filippo (1938- ), Ferdinando (1940- ), Carlo (1942- ), Eleonora (1944- ) e Francesco (1946- ).

Tra le molteplici attività a cui la Principessa Maria Adelaide prese parte fu quella di guardare con simpatia al Circolo di Cultura e di Educazione Politica Rex, e ciò sin dalla sua fondazione del 1948, compiacendosi di intervenire alle riunioni con crescente e sistematico interesse.

Tanto che il Consiglio Direttivo del Circolo, nell’autunno 1972, osò chiederle di esserne la presidente onoraria. La principessa Massimo, con indimenticabile benevolenza, accettò, colmando i cuori dei soci del Circolo di legittimo orgoglio e di riconoscenza. Maria Adelaide di Savoia-Genova morì il 2 agosto 1979.

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I componenti in linea maschile della Linea dei Savoia, Duchi di Genova, e le loro consorti, riposano tutti nella Cappella a loro dedicata nella Reale Basilica di Superga.
Come abbiamo visto, con la scomparsa (1996) di Eugenio Alfonso di Savoia-Genova, 5^ Duca di Genova, avendo lui avuto solo una figlia femmina si estinse questa linea ducale.
Anche questa parte della Dinastia Sabauda ha dato illustri esempi di militari sia di terra, sia che di mare sempre nello spirito e nell’esempio del servizio verso l’Italia.  
Il loro esempio sia il nostro esempio. Un esempio di unità, guidati sempre da quella “Bianca Croce di Savoia” che ci ha dato, attraverso i secoli, illuminati esempi di vita, di civiltà, di libertà, di prosperità, una Patria unita, in un’Europa libera.

Gianluigi Chiaserotti

 

Gianluigi Chiaserotti (Roma 1960), consulente legale e notarile, specializzato in diritto ereditario. Storiografo, studioso di personaggi e periodi storici. Collabora con diversi docenti universitari.
 
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